Dietro lo specchio

«L’era del riscaldamento globale è finita; è arrivata l’era dell’ebollizione globale». Non è uno slogan, bensì la dichiarazione del segretario dell’Onu Guterres lo scorso 27 luglio. Quattro giorni prima era stata misurata la temperatura media terrestre più alta mai registrata in luglio: «Tutto ciò è del tutto coerente con le previsioni e i ripetuti avvertimenti. L’unica sorpresa è la velocità del cambiamento. Il cambiamento climatico è qui, è terrificante ed è solo l’inizio».


Ne abbiamo avuto prova anche in Svizzera con la cellula temporalesca che in 5 minuti ha messo sottosopra La Chaux-de-Fonds e, non da ultimo, la violenta grandinata del 26 agosto nel Locarnese. Un assaggio di quanto accadrà nel prossimo avvenire, direttamente in relazione con la temperatura: “L’aumento di 1°C – spiega MeteoSvizzera – equivale a circa 6-7% in più di vapore acqueo che si trasforma in pioggia, con precipitazioni più forti e intense”.


Perentorio l’appello di Guterres: «L’aria è irrespirabile, il caldo è insopportabile, e il livello dei profitti, dei combustibili fossili e dell’inazione climatica è inaccettabile. I leader devono guidare. Basta esitazioni, basta scuse, basta aspettare che gli altri si muovano per primi. Non c’è più tempo per questo».


Appello caduto nell’oblio nella dichiarazione finale del G20 appena concluso: nessun progresso concreto rispetto alle dichiarazioni formulate a Bali nel 2022 e un generico “impegno del 2009 di eliminare gradualmente i sussidi ai combustibili fossili”. Nulla invece per affrontare l’emergenza climatica globale. Leitmotiv sempre lo stesso: occorre favorire gli investimenti dei promotori. In concreto: accaparramento-controllo di risorse energetiche, materie prime e naturali (acqua, terra e oceani). Di questo passo l’innalzamento della temperatura sarà cosa certa, irreversibile: supererà 1,5 °C, limite considerato massimo per contenere lo scioglimento di calotte, ghiacciai, l’aumento del livello dei mari, il cambio delle correnti marine e atmosferiche e rive del clima stesso.


«Un’umanità che sta adattandosi al surriscaldamento del pianeta allo stesso modo in cui le rane restano nell’acqua che piano piano aumenta di temperatura, finché stordite non finiscono per bollire». Una metafora – continua Thanopulos – che indica «distruzione, oltre che della natura, anche e soprattutto dei rapporti e legami sociali in generale lo sradicamento di massa degli esseri umani da un posto dignitoso nel mondo, sono diventati oggetto di assuefazione progressiva». Assuefazione che è il risultato di quel neoliberismo voluto da Margaret Thatcher e Ronald


Reagan, convinti promotori delle teorie di Friedman e i suoi Chicago boys. Neoliberismo che al motto “ogni individuo sia responsabile del suo destino” ha ridotto la politica al ruolo di favorire il libero mercato, i movimenti di capitale, demolendo sistemi pubblici di protezione sociale. Risultato: differenze sempre più eclatanti anche nelle società avanzate che il Covid ha ulteriormente evidenziato: chi ha mezzi e relazioni può soddisfare bisogni, permettersi di pagarsi cure e di vivere in case climatizzate e luoghi meno inquinati, gli altri (la stragrande maggioranza) obbligati a cavarsela a “pensare positivo” come cantava Jovanotti nel 1994. Pensare positivo (termine che designa un’omonima corrente di pensiero) che “sostiene sia possibile creare uno stato di positività con i propri pensieri per riuscire e migliorare il proprio stato di benessere psicofisico, malgrado la situazione avversa”. Un agire che ignora sostanzialmente la domanda fondamentale: perché è successo? E come ricorda Thanopulos di «interrogarci su ciò che di sbagliato abbiamo fatto, e continuiamo a fare, nonché sulla coazione a ripetere gli stessi errori».


Agire individualizzato e pensiero positivo che la digitalizzazione crescente sprona a praticare ad ulteriore discapito di condivisione, solidarietà, assistenza reciproca e soprattutto azione condivisa: condizioni oggidì più che necessarie per affrontare l’incombenza climatica.

Pubblicato il 

14.09.23
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